Perché molti Trader perdono denaro?

La maggior parte dei traders che hanno partecipato ai miei corsi e che ho conosciuto personalmente erano convinti che per poter battere il mercato fosse sufficiente dotarsi di una buona tecnica di ingresso, più o meno sofisticata.

Da questo punto di vista hanno trovato nelle mie innovative tecniche sui volumi di scambio un fedele alleato che è stato in grado di cambiare letteralmente la loro vita e il loro modo di osservare i mercati. E’ infatti innegabile che individuare il giusto punto di ingresso e il timing corretto aumenta le probabilità di successo dell’operazione. E posso dire che le tecniche sui volumi sono le migliori che io conosca per raggiungere questo risultato.

Questo è un fatto universalmente riconosciuto dai miei studenti e le testimonianze in questo senso sono moltissime.

Il vero problema, però, è che pochi di loro pochi si rendevano conto che l’unica variabile che si può tenere sotto controllo è il rischio: il mercato, invece, non può essere controllato.

Una volta aperta la posizione, al di là della tecnica utilizzata, è il mercato ad avere il comando della nostra operazione. Il mercato fa sempre quello che vuole e non siamo assolutamente in grado di influenzarne i movimenti. Penso che su questo punto si possa essere tutti d’accordo.

In tale situazione, gli unici elementi che possiamo controllare sono il money e il risk management, dal momento che il mercato si muoverà al rialzo o al ribasso indipendentemente dalla nostra aspettativa rialzista o ribassista e men che meno terrà conto delle nostre speranze. Nei casi più disperati casi neppure ascolterà le nostre preghiere.

Il mercato è la risultante di centinaia di migliaia di scambi posti in essere da altrettanti traders e operatori professionali ciascuno con le proprie idee, aspettative, orizzonte temporale di investimento, esigenze e prospettive.

Pare un fatto ovvio, quasi scontato, eppure non tutti comprendono appieno questo passaggio logico importantissimo per assumere, finalmente, un approccio probabilistico sul mercato.

In altri termini quello che noto è che la maggior parte dei traders anziché cercare di entrare in sintonia con il mercato e seguire quella che è la risultante delle aspettative della maggior parte dei partecipanti alle contrattazioni, tenta invece di avere ragione sul mercato, con la presunzione (inconscia) di poter imporre la propria idea, la propria aspettativa rialzista o ribassista che sia. Per poi restare della propria idea anche quando in tutta evidenza il mercato si sta muovendo contro la loro posizione.

Posso dirvi senza timore di essere smentito che questo atteggiamento è la principale causa di insuccesso dei traders, quella che porta ai veri e propri disastri in grado, con poche operazioni, se non una soltanto, di azzerare il conto di trading.

Prima ancora questo atteggiamento porta ad un rapido declino della fiducia nelle proprie capacità la cui consapevolezza è un elemento essenziale per avere successo nel trading.

Il celebre Sun Tzu, nella sua incommensurabile “Arte della Guerra”, un’opera del VI secolo a.C. sulle tecniche e strategie militari della Cina, scriveva:

Se conosci il nemico e conosci te stesso non dovrai aver paura di affrontare cento battaglie. Se conosci te stesso ma non conosci il tuo nemico, per ogni vittoria ci sarà una sconfitta. Se non conosci il tuo nemico e non conosci nemmeno te stesso, soccomberai ad ogni battaglia.”  Sun-Tzu, L’Arte della Guerra [Il piano d’attacco] Sun Tzu

L’Arte della Guerra - Il piano d’attacco

Detta in parole povere e poco romanzate il concetto è che conoscendo il nemico è possibile attaccare (sfruttando i suoi punti deboli) e conoscendo se stessi è possibile difendersi.

Anche se l’Arte della Guerra è un trattato militare, è possibile trovarvi numerosi paralleli sia con la vita di tutti i giorni, ad esempio ambito lavorativo (i colleghi o i nostri superiori possono essere nostri alleati ma a volte anche nemici) che con i mercati finanziari.

Non è un caso che in un altro libro, questo di stretto trading sulle candele giapponesi, il mercato viene rappresentato come un campo di battaglia dove si fronteggiano acquirenti e venditori, come spiego bene nel mio corso sui volumi. Questa è una riflessione che ha cambiato il mio modo di fronteggiare i mercati finanziari.

La soluzione è allora allearsi con chi sta vincendo la battaglia: ciò consente di avere dalla nostra parte le probabilità di successo dell’operazione che stiamo aprendo.

Capire chi sta vincendo la battaglia è dunque il primo passo per un trading di successo. La tecnica utilizzata dovrebbe consentire di individuare sul mercato qual è l’esercito che sta avendo la meglio e quando entra in gioco l’artiglieria pesante in grado di spazzare il nemico e aprire il campo verso l’avanzata delle truppe.

Detto questo è chiaro che, approcciando in termini probabilistici il mercato, possa capitare che la nostra aspettativa rialzista o ribassista non si concretizzi. Ecco perché al fianco di una buona tecnica è necessario avere anche delle regole precise e predeterminate di risk e money management. E soprattutto, fattore imprescindibile, avere una ferrea disciplina per applicarle.

E’ un luogo comune che la maggior parte dei trader perda denaro nel trading. Ma nessuno ci spiega il motivo in modo convincente.

Utilizzo di una leva finanziaria eccessiva, amore smisurato per le proprie idee e aspettative, abbandono delle proprie regole di trading, sono aspetti comuni dei trader perdenti.

Ma i trader perdenti non sono tutti uguali, ne esistono almeno due categorie e vanno tenute ben distinte tra loro.

Esistono anzitutto trader che “nel lungo periodo” perdono e sono ben diversi da quelli che si sono avvicinati ai mercati finanziari e sono stati velocemente eliminati. Quest’ultima categoria di trader ha tentato di arrivare alla ricchezza  in modo facile e veloce, “giocando in borsa” ma ha capito ben presto che il trading non è la strada giusta. Almeno non lo è se viene considerato un semplice gioco d’azzardo.

Questi trader (o pseudo tali), infatti, nella quasi totalità dei casi si avvicina al trading per disperazione e senza capitali adeguati, spinti dalle moltissime pubblicità ingannevoli che promettono facili e lauti guadagni senza una necessaria preparazione. E con investimenti di poche centinaia di euro (ridicolo). E tristemente entrano a far parte delle statistiche dei trader perdenti. Per questo paragono questi signori né più né meno ai giocatori d’azzardo, quelli che puntano sul rosso o sul nero alla roulette e non li inserirei nemmeno nella categoria “trader”. Quindi non possono entrare a far parte della statistica.

La seconda categoria sono quelli che io definisco i “perdenti di lungo corso”. In questa categoria rientrano coloro che invece insistono a fare trading senza conoscere le regole di questa professione. O conoscendole le ignorano: a volte guadagnano, convincendosi di aver finalmente trovato la giusta strategia ma poi tornano inevitabilmente  a perdere cadendo nello sconforto più assoluto. Spesso si tratta di soggetti, imprenditori di successo e liberi professionisti affermati nei loro rispettivi campi di applicazione e pure dotati della necessaria capitalizzazione.

Perché perdono? Perché non riescono a portare nel trading la loro positiva esperienza lavorativa e professionale?

Io credo che il principale problema per la maggior parte dei trader sia l’incapacità di accettare la perdita. Qualcosa che ha a che fare con l’EGO.

Contabilizzare una perdita può costituire per molti di loro un costo psicologico ben maggiore rispetto alla perdita monetaria che si realizzerebbe chiudendo la posizione. Per questo motivo la tendenza del trader che vede andare la propria posizione in perdita è quella di addebitare ad eventi esterni il proprio fallimento. Dunque il mercato diviene “incredibile” oppure ha comportamenti “inspiegabili” e le frasi ricorrenti sono del tipo: “cosa avrà da salire così tanto” mentre ovviamente si è al ribasso con la propria posizione. Oppure è frequente il riferimento allo scollamento del mercato da notizie appena diffuse o addirittura dall’economia reale.

E, così, ci si dimentica troppo spesso che l’operazione era nato con un orizzonte temporale di stretto intraday, magari con un target di pochi punti … e si lasciano correre le perdite (ma non i profitti) fino a che diventano insopportabili non solo psicologicamente (che tali erano anche quando si trattava di perdite piccole) ma anche monetariamente. E si è costretti a chiudere la posizione in totale disfatta. Ma anche a quel punto il trader non prende coscienza (non vuole) di avere sbagliato, non tanto sulla direzione del trade, quanto nell’aver tenuto aperta una posizione palesemente errata. E ancora attribuisce all’esterno, a quel mercato che non capisce niente, la colpa della propria disfatta.

In una situazione di questo tipo, inevitabilmente, il  trade in perdita viene portato overnight, contravvenendo ad una regola basilare: quella di non cambiare mai in corsa l’orizzonte temporale dell’operazione.

Una volta aperta la posizione, se il trade non va dalla nostra parte, il comportamento corretto dovrebbe essere  quello di prendere atto (non tanto che si è sbagliato quanto) che il mercato sta andando in direzione opposta a quella prevista e far scattare senza timore lo stop loss. E ripartire. La direzione giusta non è quella contemplata dalle aspettative del trader ma quella manifestata in concreto dal mercato. Se ne prende atto, si chiude la posizione in perdita e si riparte con una nuova operazione. Invece il trader testardo, incapace di ferire il proprio ego (chissà poi perché) mantiene la posizione aperta in perdita nella “speranza” che il mercato ritorni sui propri passi e trasforma – spesso – una operazione intraday con una piccola perdita in un trade multiday. E mentre la perdita diventa sempre più consistente il trader va alla ricerca di giustificazioni al suo operato: news, pareri di amici e colleghi, analisi sui siti specializzati etc fino a che, inevitabilmente, non trova chi la pensa come lui. Ecco, ora finalmente può tenere la sua posizione aperta… in perdita… se andrà male, nella migliore delle ipotesi, la colpa sarà di chi ha fatto quella analisi maldestra.

La soluzione a questo problema non è soltanto mettere uno stop loss alla propria operazione, cioè stabilire una perdita massima oltre la quale non ha più senso tenere aperta la posizione.

La soluzione è stabilire uno stop loss e rispettarlo.

Troppo spesso sento di trader che sono molto disciplinati a mettere lo stop loss e altrettanto abili a spostarlo o peggio toglierlo del tutto quando sta per essere toccato.

Lo stop loss è come l’air bag della nostra auto. Non può evitare l’incidente ma evita danni maggiori nel caso in cui si verifichi.

E allora in definitiva cosa distingue in massima parte il trader di successo da quello sistematicamente perdente: la disciplina.

Disciplina significa rispetto delle regole, rispetto del piano di trading, rispetto degli stop loss, rispetto per il mercato.

E la disciplina è importantissima per avere successo, in qualsiasi attività e non solo nel trading. Per questo dedicheremo un prossimo articolo per parlare di piccoli accorgimenti che possono migliorare la disciplina del trader.

Stay tuned.

Bruno