Quando parliamo di trend ci riferiamo alla tendenza dei prezzi in un determinato arco temporale, per definire il trend bisogna sempre far riferimento ad un determinato periodo, diversamente la definizione diverrebbe troppo generica.

Un trend rialzista è normalmente caratterizzato da minimi e massimi ascendenti.

TrendIn pratica gli operatori di mercato sono convinti che i prezzi debbano salire e acquistano a piene mani, facendo crescere i prezzi.
Arrivano poi le inevitabili prese di profitto e il prezzo accusa una battuta di arresto e addirittura ripercorre verso il basso il movimento ascendente ma non a tal punto da intaccare il minimo precedente.

Questo movimento viene definito correzione o ritracciamento.

Nei trend rialzisti i ritracciamenti vengono visti dagli operatori come occasioni di acquisto e di conseguenza poi il trend riprende vigore e  i prezzi tornano a salire fino a superare il massimo realizzato precedentemente.

E’ per queste ragioni che assistiamo alla formazione di minimi e massimi crescenti.

Un trend ribassista invece è caratterizzato da minimi e massimi discendenti e il discorso fatto sopra è esattamente speculare.

trend

I trend, rialzisti o ribassisti, ad un certo punto volgono verso la fine, quando questo avviene abbiamo quelle che vengono definite inversione di trend. Esistono degli strumenti che aiutano l’analista tecnico a comprendere quando si può essere in presenza di una potenziale inversione di tendenza dei prezzi. I prezzi in situazioni di mercato simili formano configurazioni grafiche simili. Queste configurazioni sono state osservate e studiate e prendono il nome di pattern. Nel caso specifico delle inversioni verranno definiti “pattern di inversione”.
Due dei pattern di inversione più importanti sono il doppio e il triplo minimo. Vediamo come identificarli e soprattutto perché si formano, quale  è l’aspetto psicologico che porta alla costruzione di queste figure e vediamo anche come sfruttarle a livello operativo.

IL DOPPIO MINIMO

Partiamo da un esempio con trend ribassista, caratterizzato da massimi e minimi decrescenti, come spiegato sopra. Dopo una discesa, i prezzi si fermano e risalgono effettuando una prima correzione. Dopo il ritracciamento tornano a scendere ma senza avere la forza necessaria per andare al di sotto del minimo precedente. In prossimità del minimo precedente si assiste ad un nuovo flusso di acquisti che fa risalire i prezzi al di sopra del massimo della correzione precedente.

Una volta rotto il massimo della correzione si ha la conferma del pattern in questione, cioè il doppio minimo.

Naturalmente il movimento è speculare in caso di formazione di doppio massimo come possiamo vedere nella figura che segue:

doppio minimo

Può accadere invece che, indipendente dalla rottura del massimo del ritracciamento, possiamo assistere ad un ulteriore test del minimo toccato già due volte e anche in questo caso entrano forti quantitativi in acquisto che spingono i prezzi al di sopra dei massimi realizzati dalle precedenti correzioni, in questo caso siamo in presenza di un ulteriore pattern che prende il nome di triplo minimo o triplo massimo in caso di movimento speculare.

Di seguito la figura delle due conformazioni grafiche.

triplo minimo

Entriamo ora in merito all’aspetto psicologico che spinge i prezzi a disegnare queste figure e lo facciamo con un esempio.

Convinti, per qualunque motivo, che i prezzi di un determinato titolo debbano salire, acquistiamo sul livello di prezzo di 10 euro. Subito dopo il nostro acquisto invece, vediamo i prezzi scendere sul livello di 8 euro. Da questa situazione ne trarremo una enorme frustrazione, primo perché stiamo perdendo dei soldi, secondo perché abbiamo sbagliato la nostra previsione. Inoltre la discesa del prezzo ora ci induce a pensare che il titolo potrebbe scendere ulteriormente e che di conseguenza sarebbe meglio sbarazzarsene.

Visto che stiamo subendo una perdita però, tenderemo a mantenere la posizione sperando che i prezzi possano tornare al livello di acquisto per poter chiudere la posizione senza subire perdite perché se lo facessimo a questi livelli subiremmo una considerevole perdita.

Come noi, tanti altri operatori avranno acquistato al nostro livello e anche gli altri operatori faranno il nostro percorso mentale, di conseguenza appena il titolo toccherà il livello di 10 euro si innescheranno le vendite di tutti coloro che avranno acquistato a quel livello, o simile, e che una volta che lo hanno visto scendere pesantemente saranno ben felici di liquidare il titolo senza subire perdite. Tutte queste vendite faranno scendere nuovamente le quotazioni verso il basso fino al minimo precedente.

Naturalmente le cose non sempre funzionano in questo modo, diversamente non si formerebbero ne trend rialzisti ne ribassisti, ma si assisterebbe solo alla formazioni di trend laterali dei prezzi, con un andamento che oscilla fra massimi e minimi.

Cerchiamo di capire perché non funziona sempre.

Aggiungiamo un elemento a tutto il meccanismo per meglio comprenderlo. L’elemento che andiamo ad aggiungere è il volume di scambio, cioè il numero delle azioni scambiate (o di futures, commodities, ecc.)

Nell’ipotesi in cui sul livello di 10 euro i compratori non siano stati molti, è evidente che nel momento in cui scende e poi risale verso 10, su tale livello non troveremo molti venditori (coloro che hanno acquistato su quel livello) e un buon flusso di acquisti potrebbe portare i prezzi a superare facilmente questo livello riportando i prezzi facilmente al di sopra del precedente massimo e decretando la continuazione della tendenza in atto (massimi e minimi crescenti).

Si intuisce che se invece tali acquisti fossero stati consistenti sul livello di 10 tale situazione non si verificherebbe e i prezzi tornerebbero a scendere verso il minimo precedente ancora una volta.

Questo spiega perché nella formazione di queste figure (doppio e triplo minimo e massimo) l’aspetto volumetrico gioca un ruolo importante.

Queste figure ci fanno comprendere il volume di titoli detenuto dagli operatori in portafoglio ad un determinato livello di prezzo e questo ci può aiutare a comprendere se un determinato livello possa respingere i prezzi o meno.

Il processo è lo stesso che si verifica a ridosso di supporti e resistenze: se in un massimo di mercato avviene uno scambio considerevole di titoli, rispetto alla media di periodo, tale massimo è destinato a divenire un livello di resistenza, cioè un livello che in una ulteriore risalita dei prezzi costituirà una barriera al superamento dello stesso, andando a formare un doppio massimo.

Al contrario, un minimo di mercato con alti volumi di scambio è destinato a diventare un punto di supporto, cioè un livello a ridosso del quale i prezzi in futuro potrebbero arrestare la loro discesa, anche se momentaneamente, dando luogo a un doppio minimo.

Successivamente spiegheremo che tipo di operatività intraprendere in presenza di questo tipo di pattern.